Fate attenzione a chi si improvvisa comunicatore

Facebook, Twitter, Linkedin, TikTok, Instagram: ecco sono loro, insieme ad altri in “odor” di crescita, a punteggiare le nostre vite di comunicatori.

A rendere ogni giorno più impegnativo il lavoro di accreditamento sui Social.

Non ho utilizzato a caso il termine “accreditamento”.

Nella stragrande maggioranza dei casi, l’impiego dei Social – a iniziare da Facebook – non viene percepito come strumento a cui dedicare tempo e contenuti specifici; ancor meglio se ben ragionati e programmati tramite un PED definito.

Errore molto grave.

Interagire tramite i Social richiede in prima battuta costanza e perseveranza.

La disponibilità di una pagina Facebook, ad esempio, non significa “buttare là” qualche riga ogni tanto; accompagnare pensieri e parole con immagini scelte alla meno peggio.

Equivale invece a studiare il tenore delle risposte; l’impatto che può suscitare una fotografia; la possibile reazione agli argomenti trattati.

Scendiamo nel pratico. Situazione vissuta in “presa diretta”: l’annuncio di nuovi servizi commerciali dedicati alla fascia over 40.

Potenziali clienti con buona capacità di spesa e alla ricerca della novità in tema vacanze. Se immaginassimo uno scenario libero da commenti e “punzecchiature”, vorrebbe dire che non siamo di questo pianeta. I cosiddetti “leoni da tastiera”, non di rado nascosti dietro account fasulli o mimetizzati, sono sempre in agguato; pronti a versar veleno e dar sfogo ai loro istinti (anche stupidamente).

Ma il buonsenso insegna, e l’esperienza guida, che scendere allo stesso livello comporta l’essere quasi sempre sonoramente battuti.

La cattiveria da Social è una macchia d’olio; si spinge fino ai limiti della denuncia-querela.

E questo chi fa comunicazione e chi si occupa di giornalismo lo sa.

Ciò che conta è, di contro, saper opporre all’invasore, a colui che tenta d’infettare a morte lo scambio sui Social, una replica o un diniego o un consiglio o una chiave di lettura che eviti la trappola del battibeccare e si concentri, con opposizioni solide e verificate, sulla realtà dei fatti. In altre parole, saper disinnescare il potenziale conflitto.

Riportare l’interlocutore sul proprio terreno; quello sul quale si è più forti e preparati.

Prova non facile; eppure, premiante sotto il profilo dell’autorevolezza. Personalmente – cambio rotta un attimo – non parteggio per le risposte automatiche.

Messaggi che, dicono, potrebbero, almeno in parte, spegnere sul nascere le velleità polemiche dei “rompi Social”.

Preferisco misurarmi con toni e tratti distintivi, ma non evito l’altro.

Magari sposto “la discussione” dai Social all’invio di una mail, per un confronto/scambio più utile e articolato.

Certo, in condizioni di reiterata provocazione, intimidazione, minaccia o insulto non bisogna mai esitare: si archiviano le videate, si banna il soggetto e stop.

Fine della musica.

Trascendere è sconveniente e penalizza l’immagine: sia che si tratti di hotel, ristorante, B&B o altro ancora.

Oggi anche i Social – dovrei forse dire specie i Social – sostituiscono ciò che in tempi remoti era l’approccio telefonico: se alla cornetta trovavi la persona giusta e con la necessaria dose di empatia, il risultato non si discuteva.

Bingo!

Se, ahimè, t’imbattevi in un “musone” impacciato, incapace e sgradevole, il rischio di perdere clienti stava dietro l’angolo.

Cosa voglio affermare in estrema sintesi?

Nell’era della multimedialità, non affidate i vostri Social, il vostro biglietto da visita virtuale a personaggi improvvisati.

La genialità dell’Armata Brancaleone è solo figlia della filmografia mondiale.

E all’epoca la rete non esisteva!