Lo spreco alimentare è un problema globale che ha un impatto negativo sull’ambiente, sull’economia e sulla società.

Secondo la FAO, ogni anno vengono sprecati circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo di tutta la produzione alimentare mondiale.

In Italia, lo spreco alimentare domestico è stimato in circa 2,3 milioni di tonnellate all’anno.

Questo equivale a circa 200 kg per persona, di cui il 40% è rappresentato da frutta e verdura.

La cucina vegetale può essere una buona soluzione per ridurre lo spreco alimentare. 

 I motivi sono diversi ma vediamone  alcuni assieme:

  • I prodotti vegetali sono più durevoli di quelli animali. La frutta e la verdura, ad esempio, possono essere conservate per diversi giorni in frigorifero o congelate per un periodo più lungo. I cereali e i legumi, invece, possono essere conservati per mesi.
  • La cucina vegetale è più flessibile. I prodotti vegetali possono essere utilizzati in una varietà di ricette, anche quelle che richiedono una preparazione rapida.
  • La cucina vegetale è più sostenibile. La produzione di carne e derivati richiede un grande consumo di risorse, come acqua, terra ed energia.

A questi 3 piccoli suggerimenti lancio invece una vera e propria iniziativa che potrà essere messa in pratica facilmente e con buoni risultati in termini di lotta allo spreco ma anche convivialità e aiuto sociale.

RICAVA UNA PORZIONE IN PIU’!

Spesso non ci accorgiamo che i nostri piatti (di qualsiasi genere) sono troppo abbondanti in termini di quantità e che molte volte finiamo quel piatto pur essendo già sazi; se ci fermassimo prima, in una famiglia di 3 o 4 persone, se ne ricaverebbe addirittura una porzione in più da riutilizzare, creando nuove ricette, o regalandola al vicino, a chi ne ha bisogno.

Questo sicuramente si può fare a casa e con molta facilità ma le attività ristorative lo possono fare?

Ci sono vere e proprie regole/indicazioni per quello che riguarda la ristorazione, come ad esempio i grammi di pasta o di riso, oppure la quantità di carne o di proteine vegetali che si devono mettere nel piatto per comporre una porzione; qui però parliamo di un’attività che vuole stimolare e porre l’attenzione sulla risoluzione di un problema che ha un impatto molto più grande di quello che ci possiamo immaginare.

Tornando quindi alla ristorazione, le regole che valgono per la cucina casalinga, qui non si possono applicare e le porzioni devono rimanere quelle per avere un’offerta adeguata.

C’è però una soluzione (o forse più di una), quella cioè di non sprecare almeno le porzioni avanzate e non utilizzate.

Come?

Facendo accordi con società che raccolgono il cibo invenduto come TOO GOOD TO GO ad esempio e per citare la più famosa ma anche con ENTI e ASSOCIAZIONI LOCALI che sapranno certamente riutilizzare in modo etico e sostenibile le porzioni avanzate.

Gli operatori della ristorazione, in questo modo, daranno un buon esempio e sicuramente aiuteranno le persone e l’ambiente; un piccolo gesto, una piccola organizzazione che però ha un impatto positivo.

Inoltre, in un mondo che vive di comunicazione, questa attenzione è sicuramente “comunicabile” con effetti positivi sulla propria attività!

Il cibo vegetale, inoltre, non soggiace alle regole del BELLO, cosa voglio dire?

Voglio dire che una zucchina o una mela leggermente ammaccata o semplicemente non regolare nella forma, non ne inficia la qualità perché viene rielaborata ed il suo prezioso gusto rimane inalterato.

Non sempre nella cucina “tradizionale” questo si può fare perché quell’ingrediente (di origine animale) deve essere perfetto e deve essere consumato o lavorato in tempi molto molto stretti, sennò diventa inutilizzabile.