Siti web poco appetibili

Trascurati e spesso con testi copiati qua e là utili a costruire “massa critica”. Potremmo definire questa “pratica” – assai diffusa – come La Strage dei Siti Silenti. 



Ovvero la poca o scarsa capacità di comunicare e soprattutto creare attenzione e interesse nel pubblico che sta dall’altra parte del video: computer o smartphone che dir si voglia.

 

Uno dei termini più utilizzati da chi lavora nel campo della comunicazione – soprattutto se l’obiettivo finale è la rete dalla quale assorbire notizie e informazioni – è, appunto, engagement.

 

Vale a dire il grado di coinvolgimento delle persone che si riescono a raggiungere mediante azioni specifiche e mirate. Un buon comunicatore ha oggi a disposizione una moltitudine di opzioni attraverso cui catturare l’utente/consumatore finale.

Ma ogni target di risposta va differenziato e modulato partendo dall’analisi di età, professione, grado d’istruzione, capacità di spesa, estrazione sociale, gusti e confidenza tecnologica.

 

Primo comandamento: dimenticare l’obsoleto “si è sempre fatto così” e cestinare materiali sorpassati.

 

Molti anni fa mi è capitato di assistere a un contraddittorio, parecchio acceso, tra un malcapitato albergatore e due turisti stranieri provenienti dall’Olanda.

 

 Ero, allora, giovane e non avvezzo a certe “furbate” che qualche operatore, definiamolo disattento, escogitava allo scopo di rendere più accattivante il classico e intramontabile “depliant”. La contestazione mossa dagli ospiti d’oltralpe si concentrava sulla frase: “Il nostro albergo offre tutti i comfort ed è direttamente sul mare”. Quando, nei fatti, la struttura si trovava ben al di là della strada principale e le camere dell’hotel disponevano invece di una bella “vista sul mare” (comunque non poca cosa rispetto alle pensioncine confinanti, ndr).

 

Nella traduzione dall’italiano all’inglese, “la vista sul mare” diventò “direttamente sul mare” – condizione logistica impossibile – e la distonia evidenziata dai turisti finì al centro della disputa linguistica. 

Risultato, i due olandesi rifiutarono di alloggiare in hotel e segnalarono il fatto alle autorità competenti assicurando che la cosa non sarebbe finita a tarallucci e vino.

 

Alla mia timida obiezione, cercando di ricomporre il dissidio e riportare indietro gli stranieri, l’albergatore oppose un secco rifiuto dicendo: “Si è sempre fatto così, ho sempre scritto così e nessuno si è mai lamentato”.

 

Posticipando a più sotto il discorso inerente l’originalità dei testi, il punto dolente sta che se all’epoca la preoccupazione di non essere proprio aderenti al reale veniva liquidata in maniera sbrigativa, ora l’attenzione a scrivere ciò che veramente si ha e si fa è elemento di qualificazione imprescindibile.

 

In primis ai fini del rispetto del cliente e della sua futura fidelizzazione. Pena, in caso contrario, essere sbugiardati sul web a suon di commenti soverchianti.

 

Ergo, primo comandamento, lasciar perdere il “si è sempre fatto così, si è sempre scritto così” optando di contro sulla chiarezza dei contenuti e, soprattutto, sulla sincerità: perché a conti fatti una vendita sbagliata oltre a generare l’immediato malcontento innesca meccanismi di difesa – recensioni negative – replicabili all’infinito dal www.

 

La tentazione nel mantenere vivi materiali ormai sorpassati è ancora dura a morire. E le “furbate”, in casi non rari, si sono trasferite alle immagini d’insieme: laddove camere e pertinenze degli hotel sembrano piazze d’armi e ambienti d’una eleganza sfacciata (riprenderemo il tema delle immagini in un altro articolo).



Secondo comandamento: l’originalità dei testi non si paga a suon di superlativi assoluti

 

In bellissima posizione; facilissimo da raggiungere; camere comodissime; cucina buonissima; amatissimo da famiglie e bambini.

 

Per carità, la promozione è “cosa seria”.

 

L’originalità dei testi – parliamo sempre del web – è un aspetto graditissimo (ops!) dai navigatori. Però non esageriamo con i superlativi assoluti o con l’esaltazione a tutti i costi. Essere originali non vuol dire fare a gara, indossare le scarpette da centometrista e scavare un solco tra voi e i concorrenti sul mercato.

 

L’originalità equivale alla scelta di contenuti che siano davvero “parlanti” e abbiano un’attinenza alla narrazione. La differenza sta nel saper scegliere cosa mettere in luce, cosa lasciare un po’ più defilato, cosa accennare appena. In altre parole non è vero che “tutto fa brodo”. Anche nel brodo vanno selezionati gli ingredienti migliori…

 

Terzo comandamento: spontaneità fa rima con simpatia

 

Spontaneità fa rima con simpatia e clic. I più scafati sanno già come trovare l’occasione giusta, la destinazione più intrigante, il viaggio e la vacanza a basso costo. Le persone normali – intendo dire la maggior parte degli utenti che s’immergono tra le onde della rete virtuale – valutano più la spontaneità quale valore aggiunto e quale “plus” capace di fare la differenza nel clic decisivo.

 

Raccontarsi e raccontare sul web sapendo che al di là dello schermo ci sono persone che hanno bisogno di sentirsi accolte e attese, richiede grande impegno e tanta cura.

 

I comandamenti sono dieci, quindi scopriremo i prossimi, più avanti.