Quante volte, durante un viaggio in un territorio a voi sconosciuto, vi siete trovati

chiedere consiglio ad un cameriere?

Posti da visitare, locali da frequentare, esperienze

imperdibili da vivere: pensateci un attimo.

Sono sicuro che tante, tante, volte, un cameriere abbia rappresentato il primo promoter di una destinazione che stavate

scoprendo per la prima volta nella vostra vita.

Il cameriere è una delle figure di servizio per eccellenza.

Uno di quei lavori che, spesso, anche chi ora si trova a fare tutt’altro nella vita, si è trovato almeno una volta a fare.

Chi per pagarsi gli studi, chi per passare un’estate diversa, chi per dare una mano nel ristorante dello zio in un periodo di feste.

Quello del cameriere (d’ora in poi inteso in senso figurale, inclusivo di ogni orientamento personale

o sessuale) è un lavoro spesso considerato meccanico, sistematico, funzionale solo alla buona

riuscita di un servizio che, per essere di buon livello, è frutto piuttosto di un ottimo lavoro collettivo.

Eppure, a ben pensare, si tratta di molto, molto di più.

Perché un cameriere è anche il compagno dei vostri pranzi e cene in solitaria da clienti, lo sponsor di fiducia del menù del vostro ristorante da imprenditori, il primo promoter della vostra destinazione da Destination Manager.

È una chiave di lettura diversa, forse un po’ estrema, ma la risposta alle domande sopra poste ci

offre la possibilità di avallarla, almeno in parte, grazie all’esperienza nella vita di tutti i giorni.

Spesso, molto spesso, il primo step, dopo l’arrivo in una nuova destinazione per una vacanza, è una

colazione, un pranzo, una cena.

Un momento che diventa la porta d’accesso a quel territorio, in un connubio tra soddisfazione culinaria e ludico appagamento delle prime curiosità riguardo quel luogo.

E se non si è tra amici, o in un’esperienza guidata magari in “pacchetto”, il primo interlocutore diventa proprio colui al quale, mentre ci serve da mangiare, chiediamo “che esperienza mi consigli di vivere in questo posto”?

Incalzando, magari con più confidenza, già dall’incontro successivo potremmo chiedergli “tu vivi qui?”, “com’è qui in bassa stagione”?

Ed è lì, in quel frangente, che la risposta del, timido o intraprendente, cameriere gioca un ruolo importante nella nostra fase di approccio alla destinazione.

Ma c’è anche un’altra prospettiva, quella più strategica e spesso “vitale” per un’azienda di ristorazione: quella interna.

Anche qui, le comuni domande che intercorrono tra un cameriere ed un ristoratore possono aiutarci a comprendere meglio:

“Qual è il piatto più richiesto tra i clienti?”, “Il dolce che intriga di più?”,“l’amaro più in tendenza?”.

Le risposte a queste domande non sono semplici “impressioni”, ma possono diventare indirizzi strategici di indirizzo per un ristorante.

Ecco che quindi, con queste due prospettive, la figura del cameriere inizia ad assumere un ruolo già più importante rispetto a quello strettamente relegato al concetto di servizio: una figura che, nella sua semplicità, può diventare davvero strategica, da più punti di vista.

Una figura, che, in fondo, è un vero e proprio volto del marketing: il marketing del cameriere.